Buone notizie per i celiaci: a seguito della diffusione di un allarmante aumento dei casi, è di pochi giorni fa la notizia della scoperta di una possibile cura. Attualmente non c'è cura per la celiachia, e tutto ciò che i medici possono prescrivere è evitare di mangiare cibi contenenti glutine, che implica disagi importanti a livello sociale ed economico.

I risultati della sperimentazione sono stati presentati il 22 ottobre alla European Gastroenterology Week conference, in corso a Barcellona.

Il principio della scoperta è in sostanza un cavallo di Troia, come spiegano gli stessi ricercatori: una nanoparticella con guscio biodegradabile e contenente glutine viene inoculata nel paziente. Il sistema immunitario viene ingannato dal guscio "amico" della nanoparticella, pertanto l'antigene riesce a passare e viene fagocitato insieme al suo involucro dai macrofagi: questi, fuorviati dall'involucro, "presentano" la nanoparticella e il suo contenuto (l'antigene) come non pericolosi, evitando la risposta immunitaria. Nella sperimentazione, le nanoparticelle sono state riempite di gliadina, uno dei principali componenti del glutine contenuto in molti alimenti (come il grano).

Una settimana dopo l'inoculazione, i pazienti sono stati alimentati con cibi contenenti glutine per 14 giorni: i pazienti celiaci non sottoposti a trattamento manifestano una marcata reazione immunitaria e successiva infiammazione dell'intestino.

I pazienti trattati con la nanoparticella CNP-101 hanno evidenziato una riduzione pari al 90% delle reazioni infiammatorie rispetto ai soggetti non trattati.

La strategia, pertanto, sembra essere vincente, come precisa Stephen Miller, professore di Microbiologia e immunologia presso la Northwestern University Feinberg School of Medicine e ideatore della tecnologia: "Questa è la dimostrazione che la tecnologia funziona sui pazienti. Abbiamo anche mostrato di poter incapsulare mielina nelle nanoparticelle per indurre tolleranza nei casi di scleorisi multipla e abbiamo inserito cellule beta pancreatiche al fine di indurre tolleranza rispetto alla produzione di insulina nel caso di diabete di tipo 1".

Specifica il Dr. Ciaran Kelly, professore di Medicina presso la Harvard Medical School e Direttore del Celiac Center presso il Beth Israel Deaconess Medical Center: "A differenza di altre malattie autoimmuni, poiché il fattore ambientale scatenante (l'antigene) è ben conosciuto: il glutine. Questo la rende la patologia perfetta per testare questa nuova tecnologia".

La tecnologia è talmente promettente che ha già ottenuto dalla FDA lo status Fast Track (una normativa che favorisce un processo regolatorio accelerato) e sarà testata anche per altre patologie autoimmuni e per allergie, come quella alle arachidi.

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