All'Università Federico II di Napoli, un gruppo di lavoro coordinato dal preside della facoltà di Farmacia, Ettore Novellino, ha messo in luce le proprietà uniche della mela Annurca nel contrastare alti livelli di colesterolo, scoprendone poi ulteriori e sorprendenti potenzialità. «Tutto nasce - afferma Ettore Novellino - dalla pubblicazione sul British Medical Journal di una ricerca osservazionale su due coorti da 10 mila soggetti l’una, datata al dicembre 2013. Entrambi i gruppi erano formati da soggetti con elevati livelli di colesterolo plasmatico e dagli identici indicatori di mortalità. Il punto è che un 50% di essi era regolarmente trattato con le statine, farmaci di elezione nelle ipercolesterolemie, l’altro 50 consumava abitualmente mele».

Il gruppo di lavoro di Ettore Novellino, preside della facoltà di Farmacia della Università Federico II di Napoli, ha scoperto le proprietà anticolesterolo della mela Annurca

L’intuizione fu quella di verificare se statine e mela Annurca avessero effetti analoghi ed è di qui che ha preso il via un’attività d’indagine lunga due anni e conclusasi con esiti preziosi.

Qualità a confronto

«Per dare scientificità al proverbio - ha detto Novellino - sono state selezionate e confrontate diverse specie di mele trentine, quali Granny Smith, Red Delicious, Golden Delicious e Fuji, e la mela Annurca che è un prodotto tipico della Campania. Su di esse sono stati effettuati degli studi in vitro finalizzati a comprendere quale fosse a livello cellulare la loro influenza sugli epatociti, visto che se pressoché tutti gli estratti di mela impattavano su LDL e HDL, quello della mela Annurca era di gran lunga più efficace».

L’analisi dei suoi componenti è seguita all’osservazione di carattere generale e ha permesso di evidenziare come il frutto campano possedesse porzioni più abbondanti di procianidine, antiossidanti naturali a protezione da funghi e parassiti. «Questo deriva direttamente dalle modalità di raccolta e maturazione - ha detto Novellino - che per la mela Annurca prevedono la deposizione a terra su uno strato di paglia per un mese. E proprio le più elevate concentrazioni di procianidine evitano la marcitura della mela, agendo come anticorpi vegetali».

Gli esperimenti in vitro hanno messo in luce la capacità delle procianidine presenti nella Mela Annurca di aumentare la captazione delle LDL da parte del fegato, abbassandone la concentrazione ematica, e di aumentare la biosintesi delle HDL, o colesterolo buono.

Prova sul campo

Avendo indagato e compreso il meccanismo di azione dell’estratto di mela in relazione ai singoli componenti si è dato vita a uno studio clinico su 250 soggetti, dai 18 ai 83 anni di età, i cui valori di colesterolo plasmatico oscillavano tra i 200-250 mg/dl, cioè al di sopra della norma, ma non con valori tali da determinare un reale rischio cardiovascolare. A tutti i partecipanti è stato suggerito di non modificare né il loro regime alimentare né lo stile di vita, ma di assumere due volte al giorno una mela, di qualsiasi specie, dalle trentine alla mala Annurca. Sorprendentemente, solo quest’ultima si è rivelata in grado di fare diminuire mediamente dell’8% il colesterolo totale; del 12% le lipoproteine a bassa densità (LDL) aumentando quelle ad alta densità (HDL) del 15%.

«Perché si potessero conseguire risultati analoghi a quelli delle statine - ha osservato Novellino - l’abbassamento del colesterolo totale doveva essere del 25% con punte del 35% sulle LDL e questo avrebbe significato il ricorso a ben sei mele ogni giorno, ma con risvolti sicuramente negativi sulla glicemia e la trigliceridemia. Per ovviare al’inconveniente, ma ottenere lo stesso una riduzione significativa dei livelli di colesterolo, si è deciso di estrarre il fitocomplesso procianidinico della Melannurca Campana IGP, e utilizzarlo direttamente, realizzando un nutraceutico. Le sue capsule, opportunamente dosate, contengono ciascuna una quantità di estratto equivalente a quello presente in tre mele. Perciò, assumendone una al mattino e una la sera si sarebbe dovuto ottenere, l’effetto terapeutico cercato».

Un successivo trial su una popolazione di soggetti moderatamente ipercolesterolemici (214-254 mg/dl), tra i 18 e gli 83 anni, ha mostrato che dopo 60 giorni di assunzione, il colesterolo totale era diminuito in media del 25% e le LDL del 37%. Quelle ad alta densità o HDL erano incrementate del 45%, con esiti migliori di quelli delle statine, specie riguardo al colesterolo buono HDL. Ribattezzato Applemets, dove mets sta per metaboliti secondari della mela, il nutraceutico è in distribuzione ai volontari presso lo stesso ateneo partenopeo e gli interessati possono farne richiesta scrivendo a fabrizia.guerra@unina.it. Il consiglio, per i soggetti dai valori di colesterolo oltre i 250 mg/dl, è di combinare l’uso delle statine con il consumo di mele o del nutraceutico Applemets, così da adottare una strategia combinata, che tramite l’aumento delle HDL dovuto alle procianidine delle mele realizzi una protezione a 360 gradi.

Il frutto delle sorprese

È stata in parte dovuta al caso la scoperta di un’altra proprietà di interesse della mela Annurca: la sua capacità di influire beneficamente sulla ricrescita e il rinfoltimento dei capelli. Un maggiore infoltimento e una più frequente necessità di taglio era stata registrata da quasi tutti i partecipanti alle sperimentazioni della Federico II, che con grande sorpresa osservavano come la loro chioma assumesse progressivamente spessore e vigore, migliorando nell'aspetto. È accaduto allo stesso professor Novellino il quale, da scienziato, ha tracciato ben presto una correlazione con gli studi in corso e ha voluto approntare apposite prove in vitro. «Una porzione dell’estratto e più in particolare proprio uno dei componenti già utilizzati in chiave anti-colesterolo - ha detto Novellino - ha mostrato la capacità di incrementare la fase anagen, cioè di crescita del bulbo pilifero, inibendo la fase catagen responsabile della caduta. Le ricerche sono in fieri, ma la sperimentazione su cavie ha fatto emergere un incremento della produzione della cheratina K1, responsabile della crescita dei capelli, ma non presente nei peli, evitando così fenomeni di irsutismo».

Ora l’intenzione è mettere a punto un nutraceutico adatto sia a chi soffra di alopecia, sia a chi ne sia interessato perché sottoposto a chemioterapie anti-tumorali, in genere fortemente alopecizzanti. Allo scopo, e tenendo conto del fatto che «le osservazioni preliminari hanno dato risultati interessanti», è stato istituito un protocollo sperimentale in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS- Fondazione G. Pascale di Napoli.

Osservazioni preliminari di somministrazione del nutraceutico a pazienti sottoposti a vari tipi di chemioterapia, con inizio a partire dai 15 giorni precedenti e per tutta la durata del trattamento, ha portato a un’assenza o minor perdita e/o un’immediata ricrescita della chioma, con immaginabili ripercussioni psicologiche positive su chi è in cura.


Un’innovazione da premio

Il premio “Oscar Green” è una iniziativa attraverso la quale Coldiretti Giovani Impresa insignisce annualmente di un riconoscimento i progetti di ordine scientifico e imprenditoriale, che mettono le attività agricole al centro, con risultati tangibili. Nel 2016 nella speciale categoria “Social Innovation”, l’alloro è andato al Consorzio Melannurca Campana IGP diretto da Giuseppe Giaccio. E la ragione della vittoria sta proprio nelle scoperte sull’azione anti-colesterolo (e favorevole alla ricrescita dei capelli) del frutto, che a tutti gli effetti costituisce una delle eccellenze della regione campana, nella quale esso è presente da oltre due millenni.

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