Come è certo che l'invecchiamento costituisca un fattore di rischio per molte malattie, è altrettanto vero che i processi infiammatori cronici alla base di molte patologie accelerano l’invecchiamento di organi e tessuti. La correlazione tra il processo di invecchiamento e le infiammazioni croniche a bassa intensità prende il nome di inflammaging (inflammation + aging), un neologismo coniato dal Prof. Claudio Franceschi dell'Università di Bologna. 

La genesi del fenomeno – di cui si è parlato nel corso del IV Congresso Sinuc, ad Ancona – è probabilmente imputabile al fatto che, anche in età avanzata, i livelli di citochine pro-infiammatorie rimangono costanti, determinando un aumento dei valori basali dell’infiammazione (l'inflammaging, appunto).

Al contempo, invecchiando, il sistema immunitario cambia: probabilmente una persona anziana non ha bisogno di un sistema immunitario particolarmente reattivo grazie alle molteplici immunità già acquisite nel corso della vita. Invecchiamento e malattie hanno in comune l’infiammazione cronica di basso grado, determinata dall’attivazione continua del sistema immunitario innato che non distingue più tra "estraneo" e "autoctono", attaccando continuamente i prodotti di scarto del metabolismo cellulare.

Tuttavia, il cambiamento e la diminuzione di efficienza del sistema immunitario non devono essere considerati come un fenomeni negativi in assoluto, come spiega il Professor Paolo Orlandoni, Presidente del IV Congresso SINuC 2019 e Responsabile UOSD Nutrizione Clinica dell’I.N.R.C.A di Ancona: “Nuove interpretazioni della immunosenescenza parlano di un rimodellamento e un adattamento a nuove condizioni. Una analisi filogenetica sul microbiota di un gruppo di italiani tra i 22 e i 109 anni ha dimostrato che con il passare degli anni diminuiscono sia la diversità batterica che la quantità”.

Molte ricerche stanno indagando i fenomeni che avvengono nell’organismo di soggetti centenari in buona salute, rivelando un dato inaspettato: il sistema immunitario cambia, ma non necessariamente in senso negativo. Nei centenari oggetto di studio, il microbioma intestinale (che agisce come centrale operativa del sistema di difesa) cambia: aumentano ad esempio i Protobacteria, incremento che si associa a un aumento di citochine pro-infiammatorie n-6 e n-8 (interleuchine); nei soggetti di età superiore a 105 anni, inoltre, sono state individuate specie sub-dominanti come Akkermansia, Bifidobacterium e Christensenellancee. Una diversità inaspettata, che potrebbe conferire qualche tipo di protezione. 

Oltre all'inflammaging, si riconosce l'esistenza della meta-infiammazione, una forma di infiammazione metabolica correlata all'eccesso di nutrienti e calorie, tipico di soggetti obesi o sovrappeso. Spiega il Professor Maurizio Muscaritoli, Presidente SINuC: “La nutrizione ha un ruolo centrale nell’attività della risposta immunitaria. Un semplice pasto infatti induce una risposta adattiva chiamata infiammazione post prandiale. “E l’eccesso di nutrienti attiva uno stato infiammatorio in vari organi tra cui grasso, fegato, pancreas, muscoli e cervello, il che non fa altro che aumentare la velocità della loro usura e quindi dell'invecchiamento dell'individuo”.

L'invecchiamento determina cambiamenti alimentari tipici, causati da difficoltà di masticazione, alterazioni del gusto, riduzione dell’appetito e della peristalsi, disturbi del transito: di conseguenza, un minor consumo di frutta e verdura e una dieta povera di fibre inducono una riorganizzazione negativa del microbiota, determinando l'insorgenza della "disbiosi", che innesca un circolo vizioso di immunosenescenza e infiammazioneNel trattamento di questa alterazione del microbioma si sta affermando l’uso di probiotici, microrganismi vivi benefici per la salute dell’ospite che svolgono diverse azioni: produzione di composti antimicrobici, riduzione del Ph del lume intestinale, miglioramento delle funzioni di barriera che porta alla diminuzione della permeabilità intestinale e alla modulazione del SI con produzione di Beta-difensine.

Ad esempio, Lactobacillum plantarum ha mostrato effetti sulla riduzione dell’infiammazione, con un rapporto positivo a favore delle citochine anti-infiammatorie, Lactobacillum Buchneri aumenta la biodisponibilità di alcuni micronutrienti e Bifidus animalis svolge un effetto antiossidante in contrasto all’azione dei radicali liberi: ciò che resta da definire sono la composizione ottimale di probiotici, la frequenza e il dosaggio utile al fine di ottenere tale effetto protettivo.

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