La stretta correlazione tra disbiosi del microbiota intestinale e malattie infiammatorie intestinali croniche è nota da tempo. Una recente review pubblicata su J Biomed Sci analizza il ruolo di probiotici e prebiotici nel miglioramento di tali patologie.Probiotici e prebiotici

Microbioma e microbiota intestinale

 La superficie luminale dell’intestino contiene miliardi di batteri vivi; dal sequenziamento mirato del gene 16S rRNA si rilevano 52 gruppi batterici conosciuti. Tra questi, Firmicutes, Bacteroidetes, Actinobacteria e Proteobacteria costituiscono il 97% del microbiota.

Il patrimonio genetico complessivo espresso dal microbiota (microbioma) è stato analizzato mediante analisi metagenomica e ha identificato circa 3 milioni di geni nel solo tratto intestinale.

La composizione del microbiota è influenzata da diversi fattori: tipo di parto, dieta, età ecc.

Normobiosi, disbiosi e infiammazione sistemica del microbiota intestinale

Il microbiota intestinale svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’omeostasi dell’intestino, agendo sul metabolismo dei nutrienti, la sintesi delle vitamine K e B12 e fungendo da ostacolo contro la proliferazione degli agenti patogeni.

La composizione del microbiota varia: alla nascita, il ceppo batterico più numeroso è costituito dai Proteobacteria, il cui numero si riduce in età adulta.

È interessante notare come questo ceppo batterico comprenda, allo stesso tempo, agenti patogeni (tra cui Escherichia, Shigella, Salmonella e Yersinia) e molti degli organismi commensali responsabili dell’immunità intestinale.

L’alterazione del microbiota (disbiosi) è strettamente correlata con patologie collegate a infiammazione cronica e sindromi metaboliche: in soggetti adulti affetti da diabete e/o colite, per esempio, il numero i Proteobacteria è significativamente maggiore rispetto ad altri ceppi.

In situazioni di disbiosi e di proliferazione eccessiva di Proteobacteria, è stata osservata una ridotta capacità dell’ospite di mantenere equilibrata la popolazione batterica intestinale e di difesa rispetto alla colonizzazione degli enteropatogeni.

La proliferazione anormale di Proteobacteria genera uno squilibrio delle specie batteriche e può incrementare il rischio di infiammazioni sistemiche e croniche, causando aumento della permeabilità intestinale e dell’infiammazione sistemica nell’ospite.

L’aumento dei lipopolisaccaridi (LPS) di Proteobacteria sembra causare un incremento dell’infiammazione, contrastata dall’azione degli LPS del ceppo Bacteroides: questa interazione è fondamentale per il mantenimento dell’omeostasi e per la salute dell’ambiente intestinale.

Probiotici tradizionali

I probiotici contengono batteri come i lattobacilli, la cui fermentazione inibisce l’azione tossica degli agenti patogeni.

Secondo la definizione attuale, i probiotici indicano specifici ceppi batterici che svolgono effetti benefici sulla salute umana. In generale, non è necessario che essi colonizzino l’organo bersaglio (intestino) per svolgere la propria attività benefica, tuttavia devono essere presenti almeno nel colon, dove possono influenzare la fisiologia e il metabolismo dell’intero intestino.

I probiotici devono essere in grado di resistere agli acidi biliari e gastrici e, soprattutto, devono poter aderire alla parete intestinale per colonizzarla.

I probiotici comunemente utilizzati sono numerosi: tra questi Saccharomyces cerevisiae (boulardii), Lactobacillus spp. e Bifidus spp.

L’effetto dei probiotici varia ampiamente all’interno della medesima specie; pertanto, per determinare il probiotico da assumere è necessario identificare l’azione svolta da ogni singolo batterio.

Prebiotici e acidi grassi a catena corta

Il termine prebiotici viene comunemente utilizzato per indicare particolari sostanze non digeribili (polisaccaridi non amidacei, oligofruttosaccaridi, inuline) contenute in alcuni alimenti, in grado di aumentare la proliferazione dei batteri “buoni” per l’intestino.

Tra i prodotti ottenuti dalla fermentazione dei prebiotici, gli acidi grassi a catena corta (SCFAs) sono i più studiati: oltre a costituire una valida fonte di energia, essi svolgono altre funzioni importanti come il mantenimento del pH fisiologico della parete luminale e l’inibizione della crescita dei patogeni.

Talvolta, per incrementare l’effetto terapeutico vengono utilizzati composti di prebiotici e probiotici, definiti simbiotici.

Effetti della somministrazione di prebiotici e probiotici

 In generale, l’assunzione di prebiotici e probiotici determina il raggiungimento dell’omeostasi tra le diverse specie batteriche che colonizzano l’intestino. La loro assunzione riporta la struttura microbiotica a un assetto più equilibrato.

Effetti controversi di probiotici e prebiotici sul miglioramento delle patologie

La reale efficacia della regolare assunzione di prebiotici e probiotici nei confronti di patologie gravi come enterocolite necrotizzante, encefalopatia, malattie infiammatorie croniche intestinali, rimane tuttora controversa. I risultati degli studi effettuati risultano eterogenei e non dirimenti, a causa di vari fattori: eterogeneità della popolazione, composizione del probiotico, dosaggio e durata della somministrazione ecc.

Sono necessarie ulteriori raccomandazioni basate sull’evidenza per la somministrazione in pazienti affetti da gravi patologie.

Sicurezza dei probiotici nella pratica clinica

La questione della sicurezza nella prescrizione di probiotici nelle diverse situazioni cliniche, è di sempre maggiore attualità: diverse specie batteriche, infatti, possono avere differenti caratteristiche.

In generale, sono stati osservati maggiori benefici rispetto ai rischi determinati dall’assunzione di probiotici, essi sono di solito sicuri. In pazienti particolari, però, come ad esempio i soggetti immunodepressi, occorre prestare particolare attenzione nella loro somministrazione.

Conclusioni

L’uso di probiotici, prebiotici e simbiotici si sta delineando come una promettente strategia terapeutica per diverse condizioni cliniche. È necessaria la sintesi di probiotici di nuova generazione che possano agire in modo mirato sulle diverse patologie; per questo occorre avviare nuovi studi, per giungere a nuove raccomandazioni terapeutiche.

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