Un’importante dato riguardante il rischio di autismo è emerso in occasione del Congresso della Società Italiana di Medicina di Emergenza ed Urgenza Pediatrica (SIMEUP) – Sezione Umbria, in corso in questi giorni a Perugia: un recente studio internazionale ha mostrato che l’assunzione di vitamine prenatali durante il primo mese di gravidanza porta alla riduzione del rischio di sviluppare i disturbi dello spettro autistico (ASD) nei bambini con predisposizione genetica.

Vitamine in gravidanza e autismo

Lo studio internazionale è stato condotto su 241 bambini i cui fratelli maggiori avevano ricevuto una diagnosi di autismo. L’indagine ha valutato la crescita dei bambini a partire da 6 mesi fino a 3 anni. Dalla ricerca è emerso che circa il 33% dei bambini le cui madri non avevano assunto vitamine prenatali nel primo mese di gravidanza ha sviluppato i disturbi dello spettro autistico. Per quanto riguarda invece i bambini le cui mamme avevano assunto vitamine, solo il 14% ha manifestato i sintomi di questa patologia. Ne consegue dunque che l’uso materno di vitamine prenatali può ridurre, quindi, la recidiva di ASD nei fratelli di bambini con ASD in famiglie ad alto rischio.

«Incontri come questi rappresentano un’importante occasione di aggiornamento e confronto scientifico fra tutte le realtà del territorio che operano nel campo della pediatria. Il tema di oggi affronta un aspetto molto importante che spesso viene sottovalutato. La gravidanza, infatti, getta le basi per il sano sviluppo del futuro bambino. In questo periodo, l’assunzione di vitamine anche attraverso una corretta alimentazione si rivela essenziale per preservare la salute della mamma e del nascituro, a breve e a lungo termine. La madre rappresenta l’unica fonte di nutrimento per lo sviluppo dell’embrione e del feto. Ecco perché, oltre a un corretto stile di vita, è necessario fornire la giusta quantità di micro e macronutrienti» ha dichiarato a tal proposito Susanna Esposito, coordinatore del Congresso SIMEUP Sezione Umbria e professore ordinario di Pediatria all’Università degli Studi di Perugia.

La carenza cronica di vitamine può determinare alcuni sintomi che scompaiono dopo la correzione del deficit che, in alcuni casi, può determinare anche un danno cronico.

«La situazione attuale si caratterizza per un aumento del rischio di disvitaminosi, in relazione ad alcuni stili di vita come le abitudini alimentari “selettive”, i regimi dietetici particolari per scelte culturali, filosofiche e religiose. Un adeguato stato vitaminico rappresenta un requisito necessario per una normale crescita e sviluppo, specie in corso di gravidanza e allattamento» ha commentato infine Claudio Romano, professore associato di Pediatria, Dipartimento di Patologia Umana dell’Adulto e dell’Età Evolutiva “Gaetano Barresi”, Università degli Studi di Messina.

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