Introduzione

Si stima che le persone affette da diabete di tipo 2 nel mondo siano circa 422 milioni, cifra che potrebbe arrivare a 642 milioni nel 2040. Le patologie cardiovascolari sono la maggior causa di morte nei soggetti adulti diabetici, pertanto le attuali linee guida per la prevenzione di tali malattie suggeriscono di limitare l’assunzione di grassi saturi, grassi trans e colesterolo, aumentando invece l’apporto di acidi grassi polinsaturi omega-3 (PUFA) contenuti, ad esempio, nel pesce, nella frutta oleaginosa e nei semi.

Il rischio di patologia cardiovascolare nei soggetti affetti da diabete di tipo 2 è di 2-3 volte superiore a quello riscontrato nel resto della popolazione, pertanto devono essere chiariti gli effetti benefici dell’assunzione di grassi insaturi, in particolare omega-3, in questi pazienti.

Al fine di definire questo aspetto, lo studio ha cercato la correlazione tra l'assunzione di grassi e la mortalità per cause cardiovascolari tra adulti diabetici. L’ipotesi è che la qualità dei grassi ingeriti sia direttamente correlata con la mortalità (totale e per cause cardiovascolari) tra pazienti con diabete di tipo 2.

La ricerca

Lo studio ha monitorato 11.264 pazienti affetti da diabete di tipo 2, nell’ambito di due ampi studi di coorte statunitensi: il Nurses’ Health Study (1980-2014) e l’Health Professionals Follow-Up Study (1986-2014).

Mediante la compilazione di questionari validati sono state raccolte informazioni relative a stile di vita, anamnesi e nuovi casi. Lo studio in oggetto ha considerato sia i casi già registrati all’inizio dei due studi (1980 e 1986) sia i nuovi casi diagnosticati nel corso del periodo di monitoraggio.

Il campione finale comprendeva 1498 casi prevalenti e 9766 nuovi casi.

La dieta dei soggetti è stata definita usando un Questionario di frequenza di assunzione degli alimenti (food frequency questionnaires [FFQs]), sottoposto nel 1980, 1984, 1986 e ogni quattro anni da allora per l’NHS e ogni quattro anni dal 1986 per l’HPFS.

La composizione degli alimenti è stata evinta dall’Harvard University Food Composition Database, costantemente aggiornato.

L’apporto di grassi è stato poi calcolato moltiplicando la frequenza di consumo di ciascun cibo in base a porzioni prestabilite, per la quantità di grassi ivi contenuta, considerando anche la tipologia di grasso.

Risultati

Le fonti di grassi, in particolare i grassi trans, sono cambiate nel corso del periodo di monitoraggio: la margarina, ad esempio, era una delle principali fonti di grassi trans e PUFA nella fase iniziale, ma non in quella finale.

Considerato questo aspetto, lo studio mostra i dati relativi a metà del periodo di controllo: nel corso di un follow-up medio di 11 anni, sono stati registrati 2502 decessi, incluse 646 morti per patologie cardiovascolari.

Conclusioni

Lo studio ha rilevato una significativa relazione inversa tra i PUFA totali assunti e la mortalità da patologie cardiovascolari e totale, in seguito ad aggiustamenti per sesso ed età.

Nello specifico, emerge che sostituire una quota di grassi saturi pari al 2% delle calorie con PUFA ridurrebbe fino al 13% la mortalità per cause cardiovascolari, percentuale che potrebbe giungere al 15% se sostituiti con acido linoleico (un acido grasso omega-6 presente in elevate quantità negli oli di mais e girasole e nelle noci). Parallelamente, la sostituzione del 2% di calorie con PUFA diminuisce la morte per tutte le cause fino al 12%.

Si evince anche una correlazione positiva tra l’apporto di acidi grassi omega 3 di origine marina in sostituzione delle calorie assunte dai carboidrati, che diminuirebbe quasi di un terzo il rischio di mortalità per cause cardiovascolari.

In conclusione, i dati suggeriscono che una maggior assunzione di PUFA – soprattutto acido linoleico e acidi grassi omega 3 di origine marina – si associa a una riduzione di mortalità totale e per cause cardiovascolari; un regime alimentare ricco di PUFA, in sostituzione di acidi grassi saturi o di carboidrati, potrebbe aumentare la sopravvivenza a lungo termine dei soggetti adulti affetti da diabete di tipo 2.

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