Negli ultimi anni, le microalghe sono state oggetto di svariate ricerche, prima come fonte combustibile e più di recente come fonte di sostanze nutritive. Attualmente vengono prodotte perlopiù in Asia, all'interno di ampie vasche aperte, che possono aumentare il rischio di contaminazione; in alternativa sono coltivate all'interno di fotobioreattori, sistemi colturali chiusi ottimali per la crescita di microrganismi fotosintetici, in genere meno utilizzati perché a maggior impatto ambientale.

I ricercatori della Martin Luther University Halle-Wittenberg (MLU) hanno cercato di comprendere quale sia l'impatto ambientale della coltivazione di microalghe in fotobioreattori in Germania, valutando se esse possano costituire una valida – ed ecosostenibile – fonte di nutrienti essenziali alternativa al pesce. La pesca e l'acquacoltura, infatti, non riescono ultimamente a fronteggiare la richiesta globale di acido eicosapentaenoico (EPA) e acido docosaesaenoico (DHA), riuscendo a soddisfarne solo il 15% circa. Pertanto è davvero importante individuare fonti alternative di tali nutrienti essenziali.

Le microalghe sono molto ricche di acido eicosapentaenoico, acido docosaesaenoico e proteine, oltre a vitamine, carotenoidi, ficobiline, polisaccaridi steroli; lo studio si è concentrato perlopiù su due specie: Nannochloropsis spp. e Phaeodactylum tricornutum. La loro coltivazione in sistemi chiusi sembra avere un miglior risultato in rapporto alla produzione di omega-3 rispetto all'acquacoltura.

Ovviamente, spiegano i ricercatori, le microalghe non potranno sostituire totalmente il pesce come fonte di micronutrienti essenziali, ma se verranno consumate in maggior quantità, potranno costituire una fonte alternativa ed ecosostenibile, soprattutto omega-3.

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