L'acido alfa lipoico (Ala) è sotto la lente di ingrandimento da tempo per le sue possibili proprietà antiossidanti. In particolare, sembra possa essere effettivamente utile in caso di diabete e prediabete, bypass coronarico, vitiligine e per promuovere la perdita di peso e la guarigione delle ferite.

Di norma, questa sostanza è inserita negli integratori alimentari in una dose che va dai 400 ai 1.200 mg/die, ma è di fatto una sostanza per la quale non ci sono mai stati limiti di apporto. Fino allo scorso anno, quando la Commissione Europea, su indicazione delle autorità danesi, ha applicato all'Ala l’articolo 8 del regolamento (CE) n° 1925/2006 del Parlamento e del Consiglio europeo. Nell'articolo si afferma che se una sostanza diversa dalle vitamine o dai minerali è aggiunta agli alimenti o è utilizzata nella loro produzione in condizioni tali da comportare l'assunzione di quantità ampiamente superiori a quelle che comunemente si possono assumere con una dieta equilibrata e varia, e/o tale sostanza può rappresentare un rischio potenziale per la salute dei consumatori, la si può inserire nell’allegato III del Reg 1925/2006 e vietarne l’uso, oppure concederne l’uso a determinate condizioni, oppure porre la sostanza sotto monitoraggio, se permane il dubbio che la sostanza possa essere nociva per la salute. Nello specifico, si pensa che l'Ala possa indurre la sindrome autoimmune insulinica in particolari soggetti con un polimorfismo genetico specifico. Questo, almeno, è il parere espresso dall'Efsa lo scorso giugno.

In letteratura, tuttavia, esistono vari studi che sottolineano efficacia e sicurezza dell'Ala alle concentrazioni sopra citate. Un esempio è uno pubblicato di recente su Biomedicine & Pharmacoterapy: in questo caso Ala è stato usato per gestire il dolore idiopatico in soggetti che non possono, o non vogliono, utilizzare i comuni antidolorifici. Lo studio, monocentrico, randomizzato, in doppio cieco e controllato ha coinvolto 210 soggetti normoglicemici, divisi in 3 gruppi da 70 persone l'uno: il primo ha assunto 800 mg/die, il secondo 400 mg/die e il terzo un placebo. Il periodo della sperimentazione è stato di 6 mesi. Oltre agli esiti sul dolore idiopatico, gli autori hanno anche analizzato gli effetti di Ala sulla glicemia a digiuno dei soggetti, la funzionalità epatica e quella renale. Gli esiti sono stati tutti positivi: nessuno dei 140 partecipanti ha sviluppato ipoglicemia nel periodo di assunzione dell'integratore, né tanto meno problemi a reni e fegato. Di contro, si è osservato un miglioramento statisticamente significativo del dolore idiopatico nei due gruppi che hanno assunto Ala. Nessuna differenza, invece, nei pazienti del gruppo placebo.

Secondo gli autori, quindi, Ala è più sicuro dei normali analgesici è può essere considerato una alternativa terapeutica valida. L'opinione dei ricercatori va ad aggiungersi dunque a quella di tanti altri scienziati europei che non concordano con la decisione della CE. L'opinione di Efsa, d'altronde, si basa su soli 49 casi di sviluppo della sindrome insulinica autoimmune conseguente all'assunzione di Ala: casi rientrati una volta sospeso l'integratore. Anche se, come afferma Efsa, non è possibile quantificare con certezza il rischio di sviluppo della sindrome a seguito dell'uso di Ala, forse i vantaggi di questo integratore superano i possibili rischi. Questa è una possibilità che solo la ricerca potrà confermare.

Fonte:

  • Cristina Esposito, Emanuele Ugo Garzarella, Cristina Santarcangelo, Alessandro Di Minno, Marco Dacrema, Roberto Sacchi, Gaetano Piccinocchi, Roberto Piccinocchi, Maria Daglia. Safety and efficacy of alpha-lipoic acid oral supplementation in the reduction of pain with unknown etiology: A monocentric, randomized, double-blind, placebo-controlled clinical trial. Biomedicine & Pharmacotherapy, Volume 144, 2021. Doi: https://doi.org/10.1016/j.biopha.2021.112308.

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