La malattia neurodegenerativa di Parkinson è determinata da un lento e progressivo deterioramento delle aree del cervello deputate al controllo del movimento e all'equilibrio del corpo, i nuclei della base. È qui che si trova anche la Sostanza Nigra, i cui neuroni producono dopamina, sostanza che si riduce nel cervello dei pazienti parkinsoniani man mano che i neuroni muoiono. A un certo punto della malattia compaiono anche accumuli di alfa-sinucleina, dal tronco al cervello. Una delle caratteristiche del Parkinson è il lungo periodo di latenza, quello compreso tra l'inizio dei processi patologici a livello cerebrale e al comparsa dei primi sintomi clinici: questo è calcolato anche in 5 anni, ma non c'è certezza, potrebbe essere anche più lungo.

Secondo alcuni ricercatori, si potrebbe cercare di allungare ulteriormente questo periodo lavorando anche sull'alimentazione. Un recente studio, condotto dalla Pardue University di Lafayette, dalla North Carolina University di Kannapolis e dalla Rutgers University du News Brunswick, ha valutato gli effetti di isoflavoni della soia e del trifoglio rosso su culture cellulari prima e poi su un modello animale, in particolare topi. Gli autori inizialmente hanno valutato gli effetti neuroprotettivi degli estratti di queste piante ricchi in isoflavoni su culture cellulari di cellule mesencefaliche primarie, sottoposte agli stessi insulti tipici della malattia di Parkinson. Hanno così osservato che gli isoflavoni favoriscono l'attivazione della risposta antiossidante degli astrociti mediata dalla proteina Nrf2 e riducono i deficit che si creano a livello di respirazione mitocondriale. Un risultato che evidenzia le capacità neuroprotettive di queste sostanze vegetali.

Proseguendo, gli autori hanno valutato gli effetti di un estratto di soia arricchito di isofalvoini su topi con problemi motori dovuti a lesioni simili a quelle del Parkinson provocate dalla neurotossina 6-OHDA. Questa è una sostanza tipicamente utilizzata in ricerca per distruggere i neuroni dopaminergici. Bene, anche in questo caso, sembra che l'estratto abbia ridotto le disfunzioni motorie dei ratti trattati. Nel suo complesso, lo studio suggerisce che una dieta integrata con isoflavoni da soia e trifoglio rosso, in particolare, possa proteggere le aree del cervello colpite dal Parkinson e mitigarne la neurodegenerazione. Questo significherebbe tardare l'arrivo dei sintomi più importanti e aumentare gli anni in attività dei pazienti. Tali risultati necessitano in ogni caso di ulteriori conferme.

Fonte:

  • de Rus Jacquet A, Ambaw A, Tambe MA, Ma SY, Timmers M, Grace MH, Wu QL, Simon JE, McCabe GP, Lila MA, Shi R, Rochet JC. Neuroprotective mechanisms of red clover and soy isoflavones in Parkinson's disease models. Food Funct. 2021 Nov 9. doi: 10.1039/d1fo00007a. Epub ahead of print. PMID: 34751296.

1 commento

  1. Ho avuto diagnosi di 0 Quagliuzzo (TO) nell’agosto 2016 all’età’ di 73 anni; nel gennaio 2019 sono incominciato a cadere , in quell’anno 9 volte, e nel 2020 sono caduto ancora 23 volte; in quest’anno è successo solo 3 volte perche’ la neurologa mi ha indotto una “sana” paura dicendo che se mi rompo un femore sono guai seri, ma il risultato è che ora quasi non cammino più; dalla Ricerca non mi pare risultino molti progressi sul parkinson e quindi ben vengano gli studi in tale senso!

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