Il melanoma cutaneo è un tumore che tende a svilupparsi intorno ai 40-45 anni, e la sua incidenza è quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni: al 2017 in Italia si stimavano circa 7000 nuovi casi all'anno tra gli uomini e più di 6000 tra le donne. Si distinguono 4 diverse forme di melanoma, la più aggressiva delle quali è il melanoma nodulare, che rappresenta circa il 10-15% dei casi.

Già in precedenza alcune ricerche avevano evidenziato il legame tra bassi livelli di vitamina D e un peggior esito della malattia, ma non erano stati chiariti i meccanismi alla base di questa associazione.

I ricercatori dell'Università di Leeds, guidati dal Prof. Newton-Bishop, hanno pertanto cercato di compendere quali processi vengano regolati dalla vitamina D in caso di melanoma, focalizzando l'attenzione soprattutto sul recettore della vitamina D (VDR) e quali fossero le conseguenze di bassi livelli di VDR.

Il team ha monitorato l'attività del gene che produce il VDR in 703 casi di melanoma e 353 casi di melanoma metastatico. L'attività del gene è stata poi comparata con altri parametri, quali ad esempio la velocità di crescita del tumore e la dimensione. I ricercatori volevano anche verificare se la quantità di VDR riscontrata fosse in qualche modo correlata con cambiamenti a livello genetico, in concomitanza con una maggiore aggressività del tumore.

Lo studio ha evidenziato che nei pazienti con melanoma e bassi livelli di VDR il tumore cresceva più velocemente e si notava una minore attività dei geni alla base dei meccanismi che supportano il sistema immunitario a combattere la malattia. Al contrario, aumentava l'attività di geni collegati alla crescita e diffusione del tumore, soprattutto quelli collegati alla via di segnalazione Wnt\β-catenina, che contribuisce a regolare diversi processi biologici, tra cui appunto la crescita cellulare.

Successivamente, i ricercatori hanno utilizzato i topi per verificare se i livelli di VDR influenzassero la capacità di diffusione del tumore: emerge che, aumentando i livelli di VDR circolanti, rallenta la crescita del tumore e diminuisce la probabilità che diffonda ai polmoni.

Secondo gli autori, i risultati ottenuti sono molto importanti, perché forniscono un ulteriore tassello per comprendere con quali meccanismi la vitamina D possa interferire con la crescita e la diffusione del melanoma, come spiega il Prof. Newton-Bishop: "l'aspetto più interessante consiste nel fatto che ora possiamo davvero comprendere come la vitamina D possa supportare il sistema immunitario a combattere il tumore. [...] Anche se da sola non è in grado di sconfiggere la malattia, possiamo utilizzare i risultati dello studio come spunto per comprendere come utilizzarla al fine di aumentare l'effetto delle terapie."

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