La vitamina D è essenziale per la salute delle ossa perchè promuove l’assorbimento del calcio dall’intestino e il riassorbimento del calcio e del fosforo da parte del rene. È indispensabile per il deposito del calcio nelle ossa e per conferire loro la solidità e la resistenza che le caratterizzano. La vitamina D è anche molto di più. Secondo studi recenti la vitamina D promuove anche il funzionamento del sistema immunitario e alcune funzioni neuromuscolari.

Ma cos'è la vitamina D, dove si trova e siamo sicuri di assumerne abbastanza?

Sole prima fonte di vitamina D
Il sole (raggi UVB) è la prima fonte di vitamina D. I raggi UVB stimolano la sintesi della vitamina D nella pelle

Il sole è la prima "fonte" di vitamina D

La maggior parte della vitamina D che ci occorre (80%) viene sintetizzata  dalla pelle esposta ai raggi UVB solari.

«Non è necessario stare ore al sole - spiega Matteo Manuelli, medico specializzato in Scienze dell’Alimentazione (Università di Milano) - Possono bastare 15 minuti al giorno di esposizione della pelle nuda di viso, braccia e decoltè al sole». L’abbronzatura dovrebbe essere un’abitudine, secondo Manuelli, e non uno shock per la pelle.

Meglio, quindi, preferire le prime ore del mattino in estate e le ore più centrali della giornata in inverno, così da evitare le scottature pericolose per lo sviluppo di melanoma cutaneo. Esporsi al sole quindi dovrebbe essere considerata come una “terapia naturale” per fare il carico di vitamina D.

Alimenti ricchi di Vitamina D

Alimenti ricchi di vitamina
I pesci di acqua salata sono ricchi di vitamina D, in particolare salmone, aringa, sardina e merluzzo (olio di fegato di merluzzo)

Sono ricchi di vitamina D alcuni pesci di acqua salata, come salmone, aringhe, sardine, sgombro e tonno in scatola anche il fegato di pesce (olio di fegato di merluzzo).

Anche i funghi shitake secchi della cucina orientale sono ricchi di vitamina D. In misura inferiore è presente anche nel tuorlo d’uovo, il burro e le verdure a foglia verde.

È però importante sapere che solo una piccola parte della vitamina D necessaria (20%) viene assunta con l'alimentazione.

Livelli vitamina D raccomandati

I livelli di assunzione raccomandata variano a seconda dell'età e delle condizioni mediche, ma in generale per la popolazione italiana adulta e sana sono raccomandati 15 microgrammi al giorno (LARN).

L’eventuale carenza di Vitamina D viene valutata attraverso un dosaggio nel sangue, che fino ad oggi è stato interpretato in questo modo, secondo i dettami delle differenti società mediche:

  • carenza <10 ng/mL
  • insufficienza: 10 – 30 ng/mL
  • sufficienza: 30 – 100 ng/mL
  • tossicità: >100 ng/mL

L'associazione medici endocrinologi propone di ridurre a 20 ng/ml il cut-off di normalità per la vitamina D. Il rischio è dichiarare carenti di vitamina D tanti soggetti che non lo sono

L’Associazione Medici Endocrinologi (AME) ha recentemente pubblicato un documento di consenso che propone un aggiornamento dei livelli raccomandati di vitamina D, portandoli a 20 ng/ml invece di 30 ng/ml.

«I valori di Vitamina D, - spiega Roberto Cesareo, endocrinologo dell’ Ospedale S.M. Goretti di Latina e primo firmatario del lavoro, - attualmente adottati, prevedono che i soggetti con un valore inferiore a 30 ng/dl possano essere dichiarati affetti da insufficienza di Vitamina D. A nostro avviso, tale limite andrebbe rivalutato in quanto troppo alto, soprattutto in assenza di forti evidenze scientifiche. L’adozione di tali livelli costituisce uno dei motivi per cui si finisce per dichiarare “carenti di Vitamina D” tanti soggetti che poi probabilmente non lo sono. Nella consensus abbiamo ritenuto più opportuno definire ridotti i valori di Vitamina D quando essi sono chiaramente al di sotto di 20 ng/dl. Sembra apparentemente una banalità tale differenza, ma una buona parte dei soggetti dichiarati “carenti di Vitamina D” cadono proprio in questa forbice che va tra i 20 ed i 30 ng/dl comportando così, come poi effettivamente si sta verificando, una incongrua prescrizione di tale molecola. Al contrario soggetti osteoporotici o pazienti che assumono già farmaci per la cura dell’osteoporosi o altre categorie di soggetti significativamente più a rischio di carenza di vitamina D è corretto, a nostro giudizio, che abbiano valori di Vitamina D superiore al limite di 30 ng/dl e quindi vanno trattati».

Analisi vitamina D. Come e quando misurare i livelli di vitamina D

Come facciamo a sapere se produciamo o assumiamo abbastanza vitamina D? Semplice, basta un prelievo di sangue.

L’analisi della vitamina D avviene attraverso la misurazione dei livelli ematici del precursore 25(OH) vitamina D che riflettono le riserve corporee di vitamina D e sono correlati con i sintomi e i segni di carenza di vitamina D.

Quando misurare la vitamina D? Come specifica il documento di consenso dell’Associazione Medici Endocrinologi, “non esiste una raccomandazione circa il periodo migliore nel quale eseguire il dosaggio della Vitamina D plasmatica. Certamente un valore basso, rilevato in autunno, è segno che le scorte di Vitamina D non sono state colmate nell'estate appena trascorsa ed è logico attendersi che in primavera questo paziente abbia una severa ipovitaminosi D”.

In ogni caso, secondo la Società Italiana dell'Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS), non è necessario misurare i livelli di vitamina D “troppo spesso”, a causa dell’alta prevalenza di deficit di vitamina D soprattutto nella popolazione anziana.

Precisa Matteo Manuelli:

«La valutazione dei livelli di vitamina D dovrebbe essere riservata ai casi in cui l'anamnesi medica o la presenza di sintomi come dolori muscolari, la debolezza muscolare e i dolori ossei sia fortemente indicativa di deficit o suggerisca un approfondimento specialistico. Piuttosto nei pazienti a rischio di carenza, è fondamentale impostare una corretta supplementazione con livelli adeguati di vitamina D».

Soggetti a rischio carenza di vitamina D

Per fare il carico di vitamina D bastano 15 minuti al giorno di esposizione al giorno. La vita al chiuso è nemica della vitamina D
Per fare il carico di vitamina D bastano 15 minuti al giorno di esposizione al giorno. Invitiamo i bambini a giocare all'aperto, e gli adulti a fare una passeggiata. La vita al chiuso è nemica della vitamina D

A rischio di carenza di vitamina D sono tutti coloro che soffrono di disturbi di malassorbimento, come le malattie infiammatorie intestinali, ma anche soggetti sani, perché nonostante possa sembrare semplice raggiungere il giusto livello di vitamina D utile per la salute delle ossa e altro, di fatto, non è così vero.

«Purtroppo lo stile di vita si è modificato rispetto al passato e adulti e bambini trascorrono troppo tempo al chiuso lontani dal sole, in ufficio, in casa, a scuola - precisa Manuelli- Anche seguire una dieta bilanciata e varia, con gli alimenti ricchi di vitamina D non è semplice, soprattutto per i bambini, che non amano molto il pesce».

E poi, è bene sapere che la luce solare anche nel nostro Paese, definito il paese del sole, per lunghi periodi dell’anno (autunno-inverno) non contiene una radiazione UVB sufficiente a far produrre Vitamina D nella cute. «Questa situazione si può paradossalmente verificare anche in estate, - continua Manuelli - in quanto l’opportuna applicazione di creme con filtri solari riduce la penetrazione dei raggi solari nella cute e quindi la biosintesi della vitamina D».

Va poi sottolineato che gli anziani sono maggiormente a rischio di carenza, a causa di una “fisiologica” riduzione dell’efficienza dei meccanismi biosintetici cutanei della vitamina D.

Pertanto, l’AME raccomanda:

 «nei pazienti con osteomalacia o osteoporosi, negli anziani soprattutto quelli più esposti alle cadute, nei soggetti che per forza di cose non possono esporsi in maniera adeguata alla luce solare, il trattamento con l’integrazione di Vitamina D».

Una valida alternativa alla supplementazione, secondo l’AME, potrebbe essere una politica di "fortificazione" dei cibi con Vitamina D, come avviene nei paesi dell'area scandinava, dove la radiazione solare è naturalmente meno ricca di raggi UVB.

Carenza di vitamina D sintomi e rischi

I sintomi della carenza di vitamina D possono essere molto generici:

  • dolori muscolari,
  • debolezza muscolare
  • dolori ossei
  • fragilità ossea (aumentato rischio fratture).

Nella donna in gravidanza la carenza, grave, di vitamina D può portare gravi alterazioni del feto (rachitismo), ma si tratta di situazioni gravi in cui evidentemente è mancato un controllo medico appropriato.

Come spiega Irene Cetin, Direttore/Responsabile del reparto di Ostetricia e Ginecologia Ospedale dei bambini Vittorio Buzzi di Milan nell’articolo Cosa mangiare in gravidanza per far star bene mamma e bambino, «la vitamina D è indispensabile per l’assorbimento del calcio e nella prima fase della gestazione è coinvolta nella modulazione del sistema immunitario, mediante la regolazione del rilascio di citochine. Stati carenziali di vitamina D durante la gravidanza aumentano il rischio di basso peso alla nascita, difetti nello sviluppo dello scheletro, fragilità ossea e problemi di salute nei primi anni di vita, in particolare infezioni respiratorie e allergia».

«In tutte le situazioni di rischio (rischio di fratture, rischio di malassorbimento, età avanzata con dieta non adeguata e poca esposizione al sole) e in quei casi in cui i livelli ematici di 25(OH)vitamina D testimoniano una insufficienza, è importante integrare», sostiene Manuelli.

Efficacia della vitamina D, ben oltre la salute dell’osso

Il beneficio della vitamina D non è solo sulle ossa ma anche sul sistema immunitario e le malattie neurodegenerative
Il beneficio della vitamina D non è solo sulle ossa ma anche sul sistema immunitario e le malattie neurodegenerative.

Sicuramente la vitamina D ha effetti benefici che vanno al di là della protezione dell'osso.

Il fatto che la carenza di vitamina D sia così diffusa rende ragione del fatto che di recente si sia cercato di attribuire alla vitamina D un ruolo importante nella patogenesi di molte malattie. È comunque sicuro che i recettori per la vitamina D sono presenti in tantissimi tessuti, non solo nell'osso.

La vitamina D ha degli effetti sulla differenziazione cellulare e proprietà immuno-modulanti, sembra essere neuro-protettiva e un deficit di vitamina D è associato con molte patologie cerebrali, dall'Alzheimer alla depressione.

«In generale, possiamo dire, conclude Manuelli, che la vitamina D ha un effetto protettivo non soltanto per l'osso nel soggetto che invecchia, ma anche nei confronti di molte patologie croniche e degenerative, fondamentale in tutte le età della vita».

Integrazione di vitamina D e rischio di tossicità

L’eccesso di vitamina D può far male?

L'eccesso di vitamina D (ipervitaminosi) non è molto frequente ed è solitamente la conseguenza di una eccessiva (errata) somministrazione della forma farmacologia di vitamina D, perché i meccanismi di attivazione della vitamina D alimentare o da esposizione solare sono finemente regolati.

Sintomi di tossicità da vitamina D (> 150ng/ml) sono dovuti al fatto che questa vitamina aumenta il riassorbimento del calcio dall'osso, causando mancanza di appetito, nausea e vomito, poliuria, polidipsia, astenia, prurito. Nelle situazioni più gravi possono anche comparire  proteinuria e danno renale.

Come abbassare livelli di vitamina D troppo elevati

Non ci sono rimedi "fai da te".

«Bisogna rivolgersi al medico o al PS -  raccomanda Manuelli - Il trattamento di queste rare condizioni è di solito costituito da idratazione e somministrazione di farmaci come corticosteroidi e bifosfonati che si oppongono al riassorbimento osseo. Se si dovesse manifestare l'ipercalcemia, il medico potrebbe anche prescrivere una dieta a contenuto controllato di calcio.

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