Vitamina D: attenzione a uso improprio

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La Vitamina D è riconosciuta, a livello clinico, come promotrice della salute delle ossa e, soprattutto in soggetti anziani, come prevenzione alla demineralizzazione delle stesse. Accanto a questo ruolo, su cui c'è concordanza, diversi studi stanno individuando altre funzioni essenziali di questa vitamina, come per esempio la salute del sistema immunitario. Tuttavia, l'Agenzia Italiana del farmaco – AIFA, sottolinea che non ci sono al momento conferme del ruolo protettivo di questa vitamina per patologie cardiache e oncologiche. Se è vero, infatti, che vi è una relazione tra carenza di vitamina D ed esiti più gravi, in queste categorie di malattia, non lo è che una supplementazione anche elevata e continuativa porti a miglioramenti nei pazienti. O a un rischio minore.

Da un punto di vista fisiologico, la vitamina D viene prodotta dalla cute quando questa è esposta ai raggi UVB del sole che trasformano il 7 deidrocolesterolo in pre-vitamina D e, poi, in vitamina D3, o colecalciferolo. In questa forma, la vitamina si deposita nel tessuto adiposo, come scorta, oppure viene trasformata in 25OH vitamina D dal fegato, la forma in cui circola nel sangue. Per diventare attiva, questa molecola deve essere nuovamente trasformata, per la precisione in 1-25 (OH)2 colecalciferolo o calcitriolo. Dato il ruolo dei raggi solari, va da sé che la produzione endogena di vitamina D si concentra in primavera ed estate, quando dovrebbe crearsi un accumulo sufficiente anche ai mesi autunnali e invernali. Rispetto al passato, però, si tende a vivere meno all'aria aperta anche nella bella stagione, il che riduce il processo sopra descritto. Ecco quindi che nascono gli integratori di vitamina D.

Integratori: chi dovrebbe assumerli?

A questa domanda risponde una nota dell'AIFA, la numero 96: pubblicata in Gazzetta Ufficiale nel 2019, la nota è stata istituita di recente. Oggetto: la regolamentazione della prescrizione a carico del Sistema Sanitario Nazionale (SSN), nella popolazione di età superiore ai 18 anni, dei medicinali con indicazione "prevenzione e trattamento della carenza di Vitamina D", ovvero colecalciferolo, colecalciferolo/sali di calcio, calcifediolo. Alla base della nota ci sono ragionamento di appropriatezza prescrittiva. AIFA ricorda quindi che questi farmaci possono essere prescritti, indipendentemente dalla determinazione della 25(OH) D circolante, in soggetti istituzionalizzati, in donne in gravidanza o in allattamento e in persone affette da osteoporosi oppure osteopatie accertate. In tutti gli altri casi, occorre valutare il livello di 25(OH) D: se questo è inferiore a 20 ng/mL e si hanno sintomi come astenia, mialgia, dolori diffusi o localizzati, frequenti cadute immotivate, allora si può procedere con la prescrizione. Altrettanto si può fare in soggetti con diagnosi di iperparatiroidismo secondario a ipovitaminosi D e in chi è affetto da osteoporosi.

La nota conclude ricordando che le diverse società scientifiche concordano sul fatto che la determinazione della 25(OH) D circolante ebba essere fatta solo in particolari categorie di persone e non come screening generale della popolazione. Insomma, il dibattito sull'importanza della vitamina D e della sua integrazione continua, nel mondo della scienza... e spesso con opinioni molto differenti. Questa nota aiuta, certamente, lo specialista nel muoversi in un contesto in continua evoluzione. Per quanto riguarda la popolazione pediatrica è in atto una rivalutazione dell'appropriatezza prescrittiva: per il momento restano valide le indicazioni già esistenti.