La dieta nei paesi occidentali non sempre è in grado di fornire un adeguato apporto di vari nutrienti essenziali, in particolare vitamine A, C, D ed E, calcio, magnesio, ferro, potassio, colina e fibre. È quanto è emerso da un recente studio americano pubblicato su Nutrients ("Contribution of Dietary Supplements to Nutritional Adequacy in Various Adult Age Groups").
La ricerca in questione ha altresì analizzato i dati forniti da 10.698 adulti per determinare l’effetto dell’assunzione di integratori in soggetti di varie età con insufficiente apporto di micronutrienti.

Integratori e carenza di micronutrienti

Rispetto alla sola assunzione di cibo, l’utilizzo di integratori alimentari ha evidenziato un significativo aumento (p < 0.01) nell’apporto di 15-16 tra i 19 nutrienti esaminati all'interno di tutti i gruppi oggetto di studio; al contempo, tale integrazione ha rilevato una riduzione nella carenza per 10/17, 8/17 e 6/17 nutrienti esaminati tra soggetti di età rispettivamente ≥71, 51-70 e 19-50 anni.

È dunque possibile affermare che l’assunzione di integratori alimentari avvicina l’intake dei micronutrienti ai livelli di assunzione giornaliera raccomandati ed è associata a un leggero superamento, in pochi casi, del limite massimo tollerabile; i risultati maggiormente significativi sono osservati tra i soggetti anziani.

Una premessa allo studio

Nonostante la stesura e la pubblicazione di linee guida che forniscono indicazioni precise per aderire a uno stile alimentare sano, la popolazione oggetto di tale studio – rappresentativa della popolazione americana – non sembra accogliere tali raccomandazioni, seguendo invece un’alimentazione priva di vari nutrienti essenziali, con un impatto negativo sulla salute, lo sviluppo e lo stato di benessere.

Le Dietary Guidelines for Americans 2015-2020 (DGA) hanno identificato le vitamine A, C, D ed E, colina, calcio, ferro, magnesio, potassio e fibre come “nutrienti consumati in quantità non adeguata”; la vitamina D, il calcio il potassio e le fibre sono indicati come “nutrienti spesso carenti e pertanto considerati fattori di rischio per la salute pubblica”, poiché la loro carenza può concorrere allo sviluppo di patologie croniche.

Le carenze nutritive possono variare in funzione di età, etnia o genere di appartenenza; i livelli più elevati di carenza sono stati identificati per le vitamine del gruppo B, vitamina D e ferro. La DGA sottolinea l’importanza fondamentale del consumo di alimenti ad elevata densità nutrizionale per un’alimentazione sana ed equilibrata e raccomanda, all'occorrenza, di considerare l’apporto di integratori alimentari per supplire alle carenze.

È stato dimostrato come l’assunzione di integratori aumenti complessivamente l’apporto di nutrienti e riduca le carenze nutrizionali.

Ad oggi il 50% della popolazione adulta negli USA fa uso di integratori, e 2/3 di questi usa vitamine e/o minerali.

La popolazione di studio

La popolazione oggetto dello studio includeva 10.698 adulti di varie fasce d’età (> 19 anni), i cui dati sono stati estrapolati dagli archivi 2009-2012 del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES), escludendo le donne in gravidanza o in allattamento o i soggetti privi di qualche dato relativo al regime alimentare.

I partecipanti, che hanno fornito un consenso scritto, sono stati suddivisi nei seguenti gruppi: 19-50 anni (n = 5793), 51-70 anni (n = 3330) anni ≥71 anni (n = 1575).

Apporto dei micronutrienti attraverso il cibo

L’apporto di nutrienti mediante il cibo è stato determinato tramite interviste relative all'alimentazione nelle 24 ore precedenti.
Il contenuto nutrizionale degli alimenti è stato definito attraverso il Food and Nutrient Database for Dietary Studies (FNDDS) 2009-2012 e l’USDA National Nutrient Database for Standard Reference (SR).

Apporto dei micronutrienti mediante integratori

Le interviste includevano un questionario specifico relativo all’uso di vitamine, minerali e prodotti fitoterapici di cui venivano annotati posologia, ingredienti, dosaggio, porzioni e la percentuale di ingredienti per porzione in un periodo di 30 giorni.

L’apporto medio di nutrienti mediante l’assunzione di integratori è stato calcolato a partire dalla frequenza di consumo e dal dosaggio: in questo modo, sono stati considerati sia la quantità di integratori assunti, sia la frequenza di consumo di ciascun integratore.

Statistica

Le analisi statistiche sono state effettuate con i software SAS e SUDAAN.

È stato considerato l’apporto di nutrienti a lungo termine, sia mediante la sola assunzione di cibo, sia attraverso integratori alimentari sull’intera popolazione di studio.

I parametri utilizzati per la determinazione dei valori erano genere ed età/specifici. Sodio e potassio sono stati esclusi dall’analisi, poiché negli integratori alimentari compaiono in quantità trascurabili.

I risultati

Tra i partecipanti allo studio, l’utilizzo di integratori alimentari (media ± errore standard) è stato calcolato come segue:

  • 8 ± 1.2% nei soggetti di età compresa fra 19-50 anni;
  • 9 ± 1.3% nei soggetti di età compresa fra 51-70 anni;
  • 2 ± 1.1% nei soggetti di età superiore ai 71 anni.

Tra i soggetti che assumevano integratori alimentari, i soggetti della fascia 19-50 anni hanno mostrato un apporto superiore (p < 0.01) dei nutrienti esaminati (eccetto selenio, zinco e vitamina B12) rispetto a coloro che non assumevano integratori.

I soggetti del gruppo 51-70 avevano un maggiore apporto di vitamina A, C ed E, e un apporto ridotto di colina; i soggetti di età superiore ai 71 anni, infine, mostravano un’assunzione maggiore di rame, magnesio, vitamine B6 e K.

L’apporto di nutrienti mediante l’assunzione combinata di cibo e integratori si è dimostrato più elevato (p < 0.01) rispetto a quello rilevato per il solo cibo per tutti gli elementi eccetto fosforo, colina e vitamina K.

L’apporto di nutrienti “scarsamente consumati”, aumenta significativamente nei vari gruppi: 9-34% per il calcio, 17-29% per il ferro, 5-16% per il magnesio, 37-88% per la vitamina A, 66-159% per la vitamina C, 118-309% per la vitamina D; 123-461% per la vitamina E.

L’utilizzo di integratori riduce le carenze alimentari relative ai nutrienti “scarsamente consumati”: 18-35% per il calcio, 10-19% per il magnesio, 19-38% per la vitamina A, 21-43% per la vitamina C, 23-53% per la vitamina D e 24-43% per la vitamina E.

C’è una differenza significava nella percentuale di soggetti al di sotto del PRI (Population Reference Intake, assunzione raccomandata per la popolazione) con apporto combinato cibo e integratori tra le varie fasce d’età.

Lo studio ha evidenziato anche una diffusione dell’apporto di nutrienti oltre il livello massimo tollerabile di assunzione (UL) per calcio, ferro, selenio, zinco, vitamina A, folato, vitamina B6, vitamina C e vitamina D.

Considerazioni finali

 Alla luce dei dati sopra esposti, è possibile trarre alcune conclusioni.

Sebbene vi siano differenze nell'apporto di nutrienti con il cibo tra i consumatori e i non consumatori di integratori, in tutti i gruppi una percentuale superiore al 25% mostra un apporto inferiore al PRI per calcio, magnesio e vitamine A, C, D ed E. Lo studio dimostra che l’uso di integratori alimentari aumenta i livelli di assunzione giornalieri, avvicinandosi maggiormente a quanto raccomandato.

I soggetti più anziani mostrano un ridotto apporto di nutrienti e un’elevata carenza per diversi nutrienti rispetto alle fasce più giovani. Inoltre, l’analisi evidenzia come un uso di integratori alimentari aumenti i livelli di assunzione giornalieri avvicinandosi maggiormente a quanto raccomandato, in tutti i gruppi.

Calcio, magnesio, potassio, ferro, fibre colina e vitamine A, D, C ed E vengono consumati in quantità inferiore a quella consigliata. Gli effetti avversi determinati da carenza cronica di questi elementi possono essere diversi: patologie cardiovascolari, ictus, cancro, patologie oftalmiche, problemi alle ossa.

Sebbene gli apporti inadeguati di micronutrienti siano più rilevanti nei soggetti anziani, in questi soggetti il mancato soddisfacimento dei livelli raccomandati di vitamine A, C; D ed E è risultato inferiore rispetto ai soggetti più giovani.

L’assunzione di integratori è associata a una riduzione di inadeguato intake in tutti i gruppi: l’inadeguato intake di vitamine A ed E e folati diminuisce dal 53 al 4%, dal 93 al 14% e dal 75 al 7% rispettivamente.

Sebbene vi sia un aumento dell’apporto correlato all'assunzione di integratori in tutti i gruppi, la diminuzione dell’inadeguato intake fra gli anziani è risultato essere maggiore rispetto ai soggetti più giovani.

Lo studio dimostra altresì che la popolazione anziana è quella che fa un maggiore uso degli integratori e che, sebbene sia il sottogruppo a maggior rischio di carenze di micronutrienti, è anche quello più attento che compensa meglio tali carenze con l’assunzione di integratori.

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