Che impatto ha avuto la pandemia sul mercato italiano degli integratori? È la domanda principale alla base dell’indagine di settore “Aggiornamenti sull’impatto della pandemia da Covid-19 sul mercato” realizzata dal Centro Studi Integratori & Salute, l’associazione nazionale che rappresenta il comparto degli integratori alimentari e che è parte di Unione Italiana Food, aderente al sistema Confindustria.

L’indagine è stata condotta su un campione di 84 aziende, distribuite su tutto il territorio nazionale con una ripartizione geografica che rispecchia la presenza degli aderenti all’associazione (51% Nord Italia, 19% Centro e 14% Sud).

«L’Italia vanta importanti primati, tra cui quello di avere il più grande mercato degli integratori alimentari in Europa, pari a oltre un quarto del suo totale, con attese di sfiorare i 5 miliardi di vendite nel 2025 (dai 4 attuali) - ha dichiarato Gabriele Barbaresco, responsabile Area Studi Mediobanca - Per gli integratori alimentari, le prospettive di crescita mondiale sono molto favorevoli: quasi l’8% di crescita media annua, per un mercato globale vicino ai 240 miliardi dollari nel 2027».

Il mercato è rimasto dinamico e vivace nonostante le numerose sfide e difficoltà che si sono presentate, adattandosi alla costante evoluzione del contesto geopolitico e sanitario. «Le imprese, dopo una buona tenuta nel 2020, hanno mostrato un’accelerazione nel 2021, grazie a una crescita diffusa di tutte le classi dimensionali e al traino delle imprese di più recente costituzione - ha spiegato Giovanni Foresti, direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo - Le aziende fondate dopo il 2010, infatti, hanno registrato un aumento del fatturato in termini mediani pari al 26,6% tra il 2019 e il 2021».

È emerso, inoltre, che i consumatori italiani di integratori sono persone responsabili e attente, che fanno scelte ragionate e non d’impulso. Nella maggior parte dei casi l’utilizzo di questi prodotti è orientato e sostenuto dal parere di esperti, nel 36% dei casi del medico, che rimane tra le principali fonti informative a cui si rivolgono le persone, accanto al farmacista (45%).

Il 51% delle aziende che hanno risposto alla ricerca ha dichiarato di non utilizzare l’e-commerce per la vendita dei propri prodotti e il 46% non prevede l’utilizzo di questo canale neanche in futuro. Il restante 54%, invece, si dimostra aperto all’opportunità in vario modo: attraverso il sito aziendale (22%), marketplace (16%) o portali specializzati (16%).
Tra le aziende che nel 2021 hanno abbracciato il canale online per la vendita di integratori il 30% ha proposto l’offerta sul mercato italiano, il 4% su quello estero e il 15% su entrambi.

«I consumatori italiani sono estremamente attenti alle indicazioni e ai suggerimenti forniti dagli esperti quindi, pur accogliendo la spinta alla digitalizzazione, il trend evidenziato è che il canale offline delle aziende rimane al primo posto - ha spiegato Germano Scarpa, presidente di Integratori & Salute - La pandemia comunque ha certamente portato a un’accelerazione digitale, mantenendo però costante il ruolo di primo piano della relazione tra il consumatore e il proprio medico curante o farmacista».

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