La neuroprotezione, il Co Q10, il glaucoma

Dal controllo della pressione oculare alla neuro-protezione: ecco come cambia l’approccio terapeutico al glaucoma. Al via la campagna #SOLOPERITUOIOCCHI

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Il glaucoma, in base agli studi più recenti, è considerato una neurodegenerazione delle cellule ganglionari retiniche.

Il 23 gennaio 2018, in occasione del mese mondiale della conoscenza del glaucoma, è stato presentato a Roma il Documento sulla Qualità di Vita del paziente con Glaucoma.

In chi soffre di glaucoma, si ha una perdita graduale del campo visivo fino alla visione tubulare. Il paziente può vedere bene, può avere anche 10/10, ma vede solamente una piccola porzione. Questo determina un maggior rischio di cadute anche quando si muove dentro casa, sia di fare incidenti stradali quando guida, come dimostrano alcuni studi:

La neuroprotezione, il Co Q10, il glaucoma
La visione tubulare nel galucoma

«Il glaucoma è una malattia che interessa il 3% della popolazione con più di 40 anni di età. Viene chiamato "il ladro silenzioso della vista" poiché inizialmente non dà sintomi e può portare alla cecità se non scoperto e non curato. La causa è principalmente legata all’aumento della pressione intraoculare, che danneggia progressivamente il nervo ottico e il campo visivo. Nella sua genesi tuttavia giocano un ruolo anche fattori neurodegenerativi e vascolari». – dichiara Giorgio Marchini, direttore Clinica Oculistica, Azienza Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona.

«All’inizio il campo visivo viene danneggiato nella sua porzione periferica perciò il paziente percepisce poco il problema. Infatti vede bene ciò che ha di fronte – spiega Carlo Nucci, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica presso il Policlinico Universitario di Roma Tor Vergata. –.  Man mano che il glaucoma progredisce la percezione dello spazio intorno a sé diminuisce e nascono difficoltà in alcune delle attività quotidiane».

Dunque è fondamentale fare prevenzione senza aspettare la terza età:

«Negli stadi iniziali della malattia – dichiara Michele Rinaldi, docente di oftalmologia presso la Seconda Università degli Studi di Napoli – il glaucoma può essere asintomatico. Senza la corretta prevenzione, può essere diagnosticato solamente in una fase avanzata del suo decorso. Ma a quel punto ormai sono manifeste importanti e irreversibili perdite del campo visivo».

Ecco perché bisogna iniziare a controllare la vista precocemente:

«La diagnosi di questa malattia – aggiunge Giorgio Marchini – viene fatta misurando la pressione intraoculare, le fibre del nervo ottico e i difetti del campo visivo».

Il glaucoma può manifestarsi a qualsiasi età.

«Il glaucoma congenito, infatti, si presenta già alla nascita con una prevalenza di 1 su 27.000 nati in Europa. Colpisce il bambino in ambo gli occhi nel 70% dei casi. Il tipo giovanile può manifestarsi tra i 10 e i 35 anni e inizialmente i pazienti sono completamente asintomatici. La diagnosi, infatti, può essere fatta incidentalmente durante esami oftalmologici di routine. L’aumento della pressione intraoculare, l’aumento dell’escavazione del nervo ottico o una perdita del campo visivo sono da considerare campanello d’allarme per una diagnosi precoce. Pertanto, una corretta prevenzione del glaucoma andrebbe fatta sin dai 10 anni del bambino. Basta una banale misurazione della pressione intraoculare e un esame del fondo oculare con particolare attenzione all’analisi del nervo ottico» – prosegue Rinaldi.

Pressione oculare e glaucoma

L’aumento della pressione oculare è il principale fattore di rischio per l’insorgenza del glaucoma. Questa patologia, tuttavia, si può sviluppare anche in soggetti che hanno una pressione oculare normale. Infatti, si stima che questo avvenga in una percentuale che va dal 30% al 70% dei soggetti con glaucoma.

Diversi studi, tra i quali Glaucoma 2.0: neuroprotection, neuroregeneration, neuroenhancement, infatti, hanno dimostrato che la riduzione della pressione oculare nei pazienti con glaucoma è per lo più in grado di rallentare la progressione della malattia ma non riesce a fermarla del tutto.

«L'equazione glaucoma = pressione intraoculare elevata – conferma Michele Figus, oculista presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana - non è sempre vera. Infatti, se è vero che la pressione oculare è sicuramente il fattore di rischio più importante per sviluppare la malattia, non è sempre presente in tutte le forme con cui la stessa malattia può presentarsi tant’è vero che esiste un tipo particolare di glaucoma che si definisce glaucoma a pressione normale».

Il ruolo della neuroprotezione

Ecco perché, anche se la riduzione della pressione oculare rappresenta il “gold standard” per il trattamento del glaucoma, varie ricerche stanno puntando ad altri approcci terapeutici che agiscano sulla cellula ganglionare della retina, i cui assoni formano il nervo ottico.

«Il glaucoma – prosegue Michele Figus è una malattia neurodegenerativa e come tale condivide alcune caratteristiche con altre malattie neurodegenerative come la malattia di Alzheimer e il morbo di Parkinson. Caratteristiche comuni di queste malattie sono:

  • la morte per apoptosi di specifiche popolazioni neuronali (cellule ganglionari retiniche nel glaucoma),
  • la degenerazione transinaptica (che comporta nel glaucoma alterazioni riscontrabili lungo l’intera via ottica),
  • la progressività della malattia nel corso del tempo».

La neuroprotezione rappresenta un’opportunità in più per prevenire più efficacemente questa malattia.

«È ormai chiaro che la riduzione della pressione intraoculare non è sufficiente a prevenire l’insorgenza del glaucoma in tutti i soggetti a rischio e non riesce ad arrestarne la progressione in tutti i soggetti già malati. Sono, quindi, necessarie altre strategie terapeutiche come la neuroprotezione che, affiancate alla riduzione della pressione intraoculare e agendo direttamente sulla cellula neuronale, siano in grado di contrastare la progressiva morte cellulare» conclude Michele Figus.

Il Coenzima Q10

Tra le varie sostanze ad azione anti-ossidante e bio-energetica, il Coenzima Q10, noto anche come ubiquinone, è considerato una delle molecole più promettenti.

«Si tratta di una molecola simile ad una vitamina presente a livello del mitocondrio che partecipa al metabolismo deputato alla produzione di energia all’interno della cellula e che interviene nei meccanismi di rimozione dei radicali liberi – spiega Carlo Nucci. Inoltre, è stato osservato che il coenzima Q10 ha una specifica azione anti-apoptotica legata alla sua capacità di inibire l’apertura del poro di permeabilità del mitocondrio. Alcuni studi clinici hanno dimostrato che esercita un’attività neuroprotettiva ed è stato ampiamente studiato in varie forme di neurodegenerazione come la malattia di Parkinson, il morbo di Alzheimer e la corea di Huntington».

Il coenzima Q10 è oggi riconosciuto dalla comunità scientifica come un possibile approccio di supporto nel contrastare i complessi meccanismi di danno neuronale causati dal glaucoma.

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