Svogliato, prostrato, debole, lento, confuso, scoraggiato, apatico, stanco, trascurato, pigro, fiacco, indifferente, abbattuto, sfinito, esausto, esaurito, a terra: sono alcune delle sensazioni con cui i pazienti oncologici descrivono lo stato psico-emotivo che accompagna la loro quotidianità, indotta dalle terapie. Pool di sintomi riferibili alla fatigue da cancro, che colpisce il 65% dei pazienti con tumore. Viene avvertita nel 40% dei casi già al momento della diagnosi, con punte dell’80-90% in corso di trattamento chemio o radioterapico, e possibile persistenza anche molti anni dopo il termine delle terapie nel 20% dei pazienti. La fatigue può svilupparsi anche in caso di terapia ormonale e immunoterapia.

L’impatto sulla qualità della vita è importante: difficoltà a compiere le normali attività, come cucinare, rifare il letto, fare la doccia, pettinarsi, occuparsi della propria persona, per eccessivo affaticamento e la sensazione di "sentirsi svuotato"; difficoltà di concentrazione e memoria; vertigine e testa vuota; fragilità emotiva, solo per citarne alcuni. Tra gli approcci cui si ricorre per contrastarla vi sono le terapie comportamentali, la correzione della dieta, l’attività fisica, l’igiene del sonno, le tecniche di rilassamento. Approcci oggi integrati anche da possibili soluzioni naturali, come il ginseng, un rimedio al quale la scienza sta rivolgendo attenzione.

Ginseng, i benefici

È nota l’azione esercitata dal ginseng nell’alleviare la fatica fisica e mentale, indotta da stress su un organismo sano. Oggi si stanno testando eventuali benefici su soggetti sottoposti a pesanti terapie oncologiche, in quanto la fatigue può essere causa anche di scarsa compliance alla terapia antitumorale e dell'interruzione del trattamento. Una recente revisione condotta da ricercatori del Medical College of Wisconsin, Milwaukee (US), su 5 studi dedicati (i lavori sull’argomento attualmente sono molto pochi), di cui 4 trial clinici e uno studio retrospettivo, estrapolati da data-base internazionali (PubMed e Scopus), pubblicata sul Journal of Advanced Pratictioner in Oncology, sembrerebbe suggerire che 2.000 mg di ginseng americano assunto una volta al giorno sia in grado di migliorare la sintomatologia della fatigue da cancro con impatto minimo in termine di effetti collaterali o interazioni farmacologiche.

Gli studi hanno preso in considerazione diverse varietà di ginseng quali, ad esempio, il Ginseng asiatico, Panex Ginseng e il Gingeng americano, Panex quinquefoliu. «Solo quest’ultimo - dichiara la ricercatrice - sembra potenzialmente in grado di dare benefici, tenuto conto comunque di importanti limiti: la ridotta tipologia di tumori presi in esame, in prevalenza tumori mammari e colon-rettale, e lo stadio della malattia. Il ginseng era stato infatti somministrato tanto a pazienti non metastatici quanto a pazienti con malattia allo stadio avanzato, in cui la variabilità dell’intensità della fatigue è condizionata e soggetta proprio all’evoluzione del tumore».

Sebbene i dati a supporto sia ancora scarsi, sembrano tuttavia invitare a ulteriori approfondimenti, avviando studi controllati randomizzati su larga scala, finalizzati a definire il dosaggio ottimale del ginseng americano, la durata minima della terapia per ottenere i benedici, e confermare quella che attualmente può essere considerata solo una ipotesi alternativa alla gestione della fatigue.

Fonte:

  • Emily A. Lemke, "Ginseng for the Management of Cancer-Related Fatigue: An Integrative Review". J Adv Pract Oncol 2021;12(4):406–414 | https://doi.org/10.6004/jadpro.2021.12.4.5

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