L'ocratossina A (OTA) è una micotossina prodotta naturalmente da alcune muffe, che può essere presente ad esempio in cereali, carne conservata, frutta fresca e secca e formaggi.

Nell'ultimo rapporto, risalente al 2006, gli esperti ne hanno evidenziato la genotossicità e il potenziale effetto cancerogeno a livello renale. In tale documento veniva stabilito un limite di assunzione settimanale tollerabile calcolato sulla base del margine di esposizione (MOE), un parametro usato per analizzare i rischi in termini di sicurezza relativi alla presenza di sostanze genotossiche e cancerogene negli alimenti e nei mangimi.

Nella nuova versione aggiornata del documento, gli esperti si esprimono con maggiore prudenza: alla luce dell'analisi di 71.000 campioni analizzati in 29 paesi europei negli ultimi 10 anni, infatti, emerge che gli effetti della sostanza possono comportare maggiori rischi per tutte le fasce di consumatori, rispetto a quanto stabilito in precedenza. Le concentrazioni medie più elevate di Ota sono state rilevate in estratti vegetaliaromi ed essenze contenenti estratti di liquirizia e nel peperoncino. Tra i cibi più a rischio si registrano cereali, formaggio stagionato e carne conservata; in misura minore frutta fresca e secca e succhi di frutta.

Il documento stilato dall'Agenzia costituirà la base scientifica che utilizzerà la Commissione europea per definire i livelli massimi di OTA ammessi nei prodotti alimentari.

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