L’interesse dei media e dei consumatori per il cioccolato come alimento funzionale è dovuto principalmente a studi che indicano una relazione positiva tra il suo consumo e il ridotto rischio di malattie cardiovascolari. I ricercatori si sono concentrati soprattutto sul contenuto di polifenoli, ma gli alimenti a base di cioccolato contengono altre componenti nutritive come carboidrati, lipidi e minerali dietetici, oltre a componenti non nutritive che possono tuttavia esercitare un effetto sulla salute.

Una revisione della letteratura condotta negli Stati Uniti prende in esame le possibili relazioni tra il consumo di cioccolato e la perdita ossea, con conseguente aumento del rischio di osteoporosi, uno dei più gravi e diffusi problemi di salute in tutto il mondo. Flavonoidi, antiossidanti, antinfiammatori e minerali di cui è ricco il cioccolato ne suggeriscono un potenziale beneficio per la salute delle ossa, ma altre sostanze come il burro di cacao, lo zucchero e le metilxantine potrebbero giocare un ruolo negativo.

Un fattore che probabilmente contribuisce ai risultati controversi ottenuti finora dalla ricerca scientifica è la diversa composizione tra i tipi di cioccolato. Quelli bianchi o al latte sono ricchi di zuccheri e poveri di flavonoidi e della maggior parte dei minerali, mentre il cioccolato fondente contiene, al contrario, un’elevata percentuale di flavonoidi e pochi zuccheri.

«Gli studi condotti fino a questo momento – affermano i ricercatori americani in conclusione alla loro analisi – hanno mostrato che le donne in post-menopausa non hanno avuto effetti ossei significativi in conseguenza a moderate assunzioni di cioccolato, mentre il consumo di cioccolato nell’adolescenza si è associato a una maggiore crescita ossea longitudinale». Sulla base dell’analisi dei componenti bioattivi, il cacao in polvere non zuccherato sembra costituire l’opzione migliore nell’ottica di preservare la salute delle ossa, seguito dal cioccolato fondente con un elevato contenuto di cacao.

Studio effettuato da ricercatori della West Virginia University, negli Stati Uniti.

Renato Torlaschi

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