Nel corso del XVIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali a Palermo, e del X Congresso Nazionale IG-IBD, a Riccione, infettivologi e gastroenterologi hanno ampiamente discusso di quanto sia importante comprendere a fondo il microbiota e le sue alterazioni, al fine di ricostituirlo e riordinarne l’assetto.

Il microbiota, infatti, può subire modificazioni causate da fattori ambientali ancora poco conosciuti, e può determinare diversi tipi di alterazioni, come la comparsa di alcune malattie infettive o di Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI), ovvero malattia di Crohn e Colite ulcerosa.

La flora microbica intestinale interagisce con il sistema immunitario mediante una comunicazione tra i componenti dello stesso microbiota e le cellule del sistema immunitario; HIV, Epatite C e infezione da Clostidrium difficile sono ad esempio in grado di influenzare il microbiota, come spiega la Prof.ssa Gabriella d'Ettorre, Università La Sapienza di Roma e Azienda Policlinico Umberto I - Roma: "Nell’ambito dell’infezione da HIV, l’alterazione della flora microbica intestinale viene ritenuta tra le possibili cause che contribuiscono al danno immunologico del paziente e allo stato di infiammazione persistente [...] la terapia antiretrovirale, nonostante abbia raggiunto obiettivi fondamentali come ad esempio il controllo virologico, un significativo recupero immunologico, l’allungamento della sopravvivenza e l’abbattimento della trasmissione, non sembra in grado ad oggi di risolvere i danni legati all’immuno-attivazione e all’infiammazione cronica che caratterizzano la malattia. Il mancato controllo di tali danni contribuisce al processo di senescenza precoce e alla comparsa di significative comorbilità a carico ad esempio del cuore, del rene e del sistema nervoso centrale. Resta ancora molto da comprendere relativamente i meccanismi alla base del danno persistente, ma un ruolo chiave sembra essere svolto dall’ intestino, dalla sua mucosa, dal sistema immunitario presente a questo livello e dal microbioma intestinale, per tale ragione lo studio approfondito di questi aspetti e la ricerca di strategie terapeutiche che impattino a tale livello stanno assumendo un ruolo chiave nella ricerca scientifica sull’HIV".

L'interesse della ricerca scientifica si sta concentrando sulle modalità di recupero dell’integrità della mucosa intestinale, ancora da chiarire, come chiarisce Gabriella d'Ettorre: "I risultati dei nostri studi condotti all'Università La Sapienza per quanto preliminari, sembrano evidenziare che la supplementazione con specifici probiotici abbia interessanti effetti positivi sulla mucosa intestinale, nei pazienti con infezione da HIV, rigenerandone alcune importanti caratteristiche anatomiche e funzionali".

Si è rilevato anche un legame tra Malattie Croniche Intestinali e microbiota: l’alterazione della flora intestinale, infatti, conduce all’attivazione delle cellule del sistema immunitario, che sono poi i mediatori dell’infiammazione cronica nei pazienti affetti da MICI. In tali soggetti, lo stato di alterazione del microbiota permane per lungo tempo; il sistema immunitario quindi lo riconosce come elemento estraneo, e risponde attivando i meccanismi patologici alla base di malattia di Crohn e colite ulcerosa.

A tal proposito, spiega Federica Facciotti, Istituto Europeo di Oncologia Milano: "Lo studio del microbiota si rivolge sia a pazienti affetti da malattia di Crohn sia con colite ulcerosa, poiché in entrambi i casi risulta alterato. Un ripristino delle condizioni di equilibrio della flora intestinale può essere un approccio terapeutico in entrambe le patologie. Cambiano le modalità operative, che possono essere l’utilizzo di prebiotici, probiotici, postbiotici o in alcuni casi il trapianto di microbiota fecale".

L'alimentazione influenza molto il microbiota ed eventuali infiammazioni, pertanto già il regime alimentare può costituire un ottimo elemento preventivo, come chiarisce ancora Federica Facciotti: "Alcuni cibi predispongono all’infiammazione intestinale. Una dieta ricca di sale e di grassi, infatti, contribuisce all’infiammazione all’intestino. Chi ha una predisposizione genetica e consuma questo tipo di cibi potrebbe accrescere l'infiammazione e potrebbe propagarla ulteriormente. Durante le fasi successive alla scoperta della malattia, invece, è possibile fare uso di probiotici, postbiotici o in alcuni casi si può ricorrere al trapianto di microbiota fecale".

Per concludere, il prof. Maurizio Vecchi, Direttore di Unità Operativa Complessa al Policlinico di Milano e della Scuola di Specializzazione in Malattie dell’Apparato Digerente dell’Università di Milano chiarisce quali saranno i nuovi sviluppi in quest'ambito: “L’innovazione più imminente è legata alla potenzialità della manipolazione della flora batterica e all’uso delle cellule staminali, che permettono di riparare i tessuti che sono lesionati dall’infiammazione e dalle ulcere. Sono progetti ancora in fase sperimentale, ma alcune di queste cellule arriveranno in commercio a breve. Ciò significa che stiamo passando dalle terapie biologiche alla manipolazione di cellule batteriche, flora batterica o cellule umane per riequilibrare lo stato lo stato infiammatorio".

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